Valentina Piraino avvocato, lei ha firmato il ricorso che ha portato il Consiglio di Stato a rendere possibile la cura del Covid-19 con l’idrossiclorochina, che è un po’ il caso dell’anno. All’inizio della pandemia si è scoperto che questo farmaco aveva questa funzione contro il coronavirus e portava ad un notevole numero di guarigioni. Poi da uno studio emerse la presenza di effetti collaterali e in seguito altri studi avrebbero smentito il primo, ma l’Aifa e altre autorità sanitarie sono rimaste indietro e hanno continuato a proibire l’idrossiclorochina, nonostante tanti medici italiani abbiano curato tanti malati con percentuali altissime di guarigioni. Tanti i ricorsi da parte dei medici che lei ha assistito, il consiglio di stato ha accolto il ricorso e ora cosa succede dopo la sentenza?
Succede che l’idrossiclorochina, più comunemente conosciuto con il nome di Plaquenil, che si trova in farmacia, è un farmaco che ha dimostrato di funzionare benissimo in una fase iniziale del Coronavirus contro la replicazione virale del virus e quindi la tempesta citochmica che è quella dopo cinque/sette giorni può portare alle conseguenze che conosciamo e che portano alla terapia intensiva. Naturalmente non è un farmaco miracoloso, e non dobbiamo dare una falsa informazione, come se fosse la cura del Coronavirus, questo nessuno di noi è in grado di stabilirlo, ma ci sono degli importanti studi che hanno dimostrato che se si interviene prima dello scatenarsi dell’infezione, della tempesta citochimica, ci sono ottime probabilità che non si arrivi agli stress respiratori, ai trombi e a tutto ciò che sappiamo. Ad oggi il problema è che nell’attesa del vaccino la gente continua a morire, siamo uno dei prima Paesi al mondo con una mortalità altissima, e la domanda è che, se si sta morendo ora, forse qualcosa abbiamo sbagliato. Io non voglio avere la presunzione di avere la risposta, ma posso sostenere con cognizione di causa, che una gravissima mancanza è stata quella di passare alla fase due della malattia, pensare alla ospedalizzazione e non ad un’assistenza domiciliare in grado di evitarla.