sabato 3 aprile 2021

Un protocollo domiciliare per i malati Covid-19 a base di antinfiammatori riduce al 2% i ricoveri

Nella cura domiciliare dei pazienti Covid si accende una nuova speranza. Si tratta del protocollo messo a punto dall’Istituto Mario Negri e sperimentato a partire da novembre 2020 da una trentina di medici di famiglia su una platea di 500 pazienti. Stando ai risultati della ricerca, in fase di pubblicazione, somministrare antinfiammatori all’insorgere dei sintomi, prima ancora del tampone, permetterebbe di ridurre i ricoveri in ospedale: solo due pazienti su 90 (2,2%) del gruppo di riferimento sono finiti in ospedale rispetto ai 13 su 90 (14,4%) del gruppo trattato secondo le raccomandazioni dell’Istituto della Sanità I giorni complessivi trascorsi in nosocomio crollano a 44 contro 481.

Il protocollo prevede parecchie novità rispetto al trattamento ordinario: in buona sostanza, la terapia inizia subito, prevenendo la moltiplicazione del virus, che progredisce molto velocemente proprio nei primi 7-10 giorni. Al posto della Tachipirina, veniva suggerito l’uso dell’Aspirina, e in caso di dolori subentrava l’Aulin. Nei casi più seri, e sempre sotto la guida di un dottore, veniva suggerito l’utilizzo del cortisone.

Lo studio, i cui dati sono disponibili solo in preprint, mette a confronto l’esito clinico di novanta pazienti colpiti da Covid e trattati all’esordio a domicilio con il nuovo protocollo senza aspettare il risultato del tampone nasofaringeo, con quello di altri novanta pazienti Covid comparabile per età, sesso e comorbilità trattati con diversi regimi terapeutici. Dai risultati si evince che il tempo di guarigione dai sintomi peggiori, dalla febbre ai dolori muscolari e articolari, è pressoché uguale in ognuno dei due gruppi: una media di 18 giorni per il trattamento raccomandato contro i 14 giorni dell’altro segmento, mentre i segni più leggeri della malattia, come la perdita dell’olfatto e l’affaticamento, persistono molto meno nei novanta pazienti curati con il protocollo in questione, il 23 per cento contro il 73%. La grande differenza si registra sul punto più delicato: solo due pazienti su 90 (2,2%) del gruppo di riferimento sono finiti in ospedale rispetto ai 13 su 90 (14,4%) dell’altro gruppo. I giorni complessivi trascorsi in nosocomio crollano a 44 contro 481, e i costi cumulativi per i trattamenti ordinari, intensivi e subintensivi, sono di 28.000 euro contro 296.000.