Sono arrivati ieri in buona parte d’Italia gli anticorpi monoclonali, le dosi di quel farmaco che ha rimesso in piedi in due giorni l’ex presidente Donald Trump e sul quale è partita ufficialmente la sperimentazione negli ospedali del nostro paese. L’approvvigionamento è uno dei primi atti ufficiali del commissario straordinario, generale Francesco Paolo Figliuolo, e rappresenta un importante punto di svolta nella terapia contro il virus Covid, sebbene non tutti siano d’accordo sull’efficacia. Sono circa 150 mila le dosi acquistate per un valore che si aggira intorno ai 100 milioni di euro. Per poterne usufruire sarà necessario avere dei precisi requisiti: essere pazienti ad alto rischio, ultrasessantenni che abbiano sviluppato il Coronavirus da pochi giorni.
A dare il via al rifornimento delle dosi (circa 2000 euro l’una) è stato il sì dell’Aifa, arrivato poco più di un mese fa. La Commissione tecnico scientifica dell’Agenzia del farmaco ha approvato l’utilizzo di due monoclonali il Bamlanivimab di Eli Lilly che costa sui mille euro e il Regeneron di Roche, che ne costa circa tremila, salito alle cronache perché usato sull’ex presidente Usa. L’infusione è una sola, senza richiami, a differenza dei vaccini. In contemporanea il ministro della Salute Roberto Speranza, scegliendo la strada della procedura d’urgenza, ha firmato il decreto che ha dato il via alla distribuzione, superando così i ritardi dell’agenzia europea Ema, che non si è ancora espressa su questi medicinali.
