nel caso del Covid 19, le cellule T killer potrebbero fare la differenza tra un'infezione lieve e una grave che richieda cure ospedaliere, sostiene l’immunologa del Karolinska Institute di Stoccolma Annika Karlsson: "Se sono in grado di uccidere le cellule infettate dal virus prima che si diffondano dal tratto respiratorio superiore, ciò influenzerà la tua sensazione di malessere". Ecco forse perché qualcuno si infetta gravemente e qualcun altro no. In questo modo potrebbero anche ridurre la trasmissione limitando la quantità di virus che circola in una persona infetta, il che significa che la persona diffonde meno particelle di virus nella comunità.
La certezza ormai è che esista una memoria preesistente di cellule T nel 20-50% delle persone. In questo senso ci si sta sempre più orientando sullo studio delle cellule T, per comprendere come uscire dall’attuale pandemia e aggredire anche le varianti, al centro della fase attuale.
Le cellule T sono in grado di riconoscere il virus, probabilmente a causa della precedente esposizione ai comuni coronavirus freddi.
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